And I realize how entitled this may sound — but not being able to point means it feels like the text is not really out there. Like it doesn’t exist.
Da un po’ di tempo Craig Mod ha ripreso a scrivere sul suo blog.
Io sono molto contento perché Craig Mod è uno che quando scrive o dice qualcosa è meglio zittirsi ed ascoltare.
To not exist digitally means to be walled off. Silo’d. Unpointable. It means a text feels flat or lifeless or limp. Unnetworked (even if it’s on the network). It’s means to not be part of that growing corpus. Which, today, feels more damning than ever.
Una delle cose più belle di internet - di vivere oggi - è la possiblità che ci è data di scorgere la nascita delle idee, il loro movimento comune, il modo in cui esistono, si formano, danno vita a strutture.
Foucault avrebbe parlato di discorsi, io mi limito a constatare come alcune parole abbiano iniziato - da un po’ - a essere ricorrenti nelle argomentazioni e nelle riflessioni di chi si occupa di editoria digitale, e ha voglia di spostare più in là il confine.
All’inizio - come sempre - è un pensiero vago, diffuso. Network è una buona parola per riassumere tutto. Cosa succede dentro, fuori, di lato. Lo spostamento da io a noi, o una nuova semantica dell’io.
Magari se riesco a chiarirmi ci penso e ci torno.
Intanto, leggetevi Craig Mod (le cose di ora e quelle vecchie, tutte).
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